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Una laurea forte sul mercato del lavoro: tassi di occupazione e guadagni più alti delle medie nazionale e toscana

2 giorni 10 ore ago

Un Ateneo che assicura una laurea ben spendibile sul mercato del lavoro, con tassi di occupazione più alti e maggiori guadagni rispetto sia alla media toscana che a quella nazionale. È questa, in estrema sintesi, la fotografia dell'Università di Pisa che emerge dal XXVI Rapporto sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati, presentato all’Università degli studi di Trieste il 13 giugno scorso da AlmaLaurea, il consorzio interuniversitario al quale aderiscono 78 atenei.

L’indagine sulla condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 113.833 laureati dell'Università di Pisa.

Partendo dai laureati triennali, il tasso di occupazione a un anno dalla laurea - che comprende anche la quota di coloro che sono in formazione retribuita, secondo le indicazioni dell’Istat - è del 72,8%. Il 32,1% degli occupati può contare su un lavoro alle dipendenze a tempo indeterminato e il 27,8% a tempo determinato, l’11,3% svolge invece un’attività in proprio. Il dato positivo è che la retribuzione media dei laureati pisani, di 1.405 euro mensili netti, è in linea con la media della Toscana (1.419 euro) e più alta della media nazionale (1.384 euro). Il 60,9% degli occupati considera il titolo molto efficace o efficace per il lavoro svolto. Per i laureati magistrali biennali il tasso di occupazione a un anno sale al 77,5%, in linea con la media della Toscana e più alto della media italiana (75,7%). Maggiore è anche la retribuzione media, che per i pisani è di 1.476 euro mensili netti, contro i 1.416 euro della Toscana e i 1.432 euro su base nazionale.

A cinque anni dal conseguimento del titolo, infine, il tasso di occupazione sale al 90,8% per Pisa rispetto a una media nazionale dell’88,2% con un incremento anche della retribuzione mensile netta che per Pisa è pari a 1.819 euro mensili contro i 1.755 euro a livello regionale e i 1.768 euro della media nazionale.

Il 62,4% dei laureati è inserito nel settore privato, mentre il 35,4% nel pubblico; il 2,2% lavora nel non-profit. L’ambito dei servizi assorbe il 75,4%, mentre l’industria accoglie il 22,9% degli occupati; 1,2% la quota di chi lavora nel settore dell’agricoltura.

"I dati di AlmaLaurea sono anche quest'anno molto incoraggianti, - ha dichiarato la professoressa Laura Elisa Marcucci, delegata del rettore alle attività di orientamento - perché dimostrano ancora una volta come i ragazzi e le ragazze che scelgono l'Università di Pisa per i propri studi facciano una scelta vincente nella costruzione del loro percorso di vita. Sicuramente il dato che impressiona di più è il tasso di occupazione a 5 anni dalla laurea, pari al 90.8%, senza variazioni significative tra le varie aree disciplinari e, ancora più importante, senza grandi differenze tra uomini e donne".

La scheda completa del Rapporto 2024 sul profilo e la condizione occupazionale dei laureati dell'Università di Pisa è disponibile sul sito del Career Service www.unipi.it/careerservice.

Redazione Web

Funghi simbiotici inoculati sui semi, ecco come difendere i terreni dalle erbe infestanti

2 giorni 15 ore ago

Per difendere i terreni dalle erbe infestanti e ridurre l’uso di erbicidi c'è una tecnica che consiste nell'inoculare i funghi simbiotici sui semi delle cover crops, cioè le colture usate per proteggere i terreni dall’erosione e aumentare la sostanza organica. Al fine di promuovere questa pratica, ricercatori e ricercatrici dei laboratori di Microbiologia dell’Università di Pisa hanno riprodotto nelle serre del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali i funghi autoctoni di vari paesi europei da distribuire agli agricoltori. L’attività rientra nel progetto europeo GOOD (AGrOecOlogy for weeDs) che proprio a Pisa il 28 al 29 maggio scorsi ha riunito i vari partner per il primo meeting ufficiale.

I partecipanti al First Annual Meeting del Progetto Europeo GOOD - Agroecology for weeds nella serra adibita alla riproduzione dei funghi simbionti autoctoni dei 16 Living Labs

“Gli scienziati arrivati a Pisa da undici paesi europei (Belgio, Cipro, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Olanda, Portogallo, Serbia, Spagna) hanno potuto visitare la nostra serra sperimentale dove si trovano oltre settanta vasi contenenti le piante “trappola” che utilizziamo per riprodurre i funghi simbiotici che poi vengono inoculati per incrementare l’abilità competitiva delle cover crops verso le erbe infestanti”, spiega la professoressa Alessandra Turrini del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Ateneo pisano.

I funghi simbiotici autoctoni riprodotti a Pisa saranno utilizzati per la concia del seme nei diversi living lab del progetto, dei veri e propri laboratori interattivi dove scienziati e scienziate portano avanti le ricerche insieme agli agricoltori.

L’obiettivo di GOOD è infatti trovare soluzioni innovative per gestire le erbe infestanti in Europa, aumentare la sostenibilità e resilienza degli agroecosistemi, promuovere la transizione agroecologica e ridurre la dipendenza dagli erbicidi, che rappresentano la seconda categoria di pesticidi più venduta in Europa.

I partecipanti al First Annual Meeting del Progetto Europeo GOOD - Agroecology for weeds

Il meeting pisano è stato organizzato da docenti e staff del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali: Alessandra Turrini responsabile della Unità Operativa, Monica Agnolucci, Luciano Avio e Manuela Giovannetti, coadiuvati dai giovani collaboratori Matteo Bellanca, Eleonora Granata, Arianna Grassi e Irene Pagliarani.

 

 

 

Redazione Web

Università di Pisa: una mozione e un appello per la pace nella Striscia di Gaza

3 giorni 8 ore ago

Al termine della seduta congiunta di giovedì 13 giugno, il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Pisa hanno approvato una mozione per la pace in Medio Oriente. Avviato anche un percorso di autodisciplina in merito ai rapporti con le industrie della filiera bellica. La redazione del documento è stata preceduta da un ampio confronto con i rappresentati della comunità universitaria. Qui di seguito il testo integrale della mozione approvata:

“Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Pisa, in continuità con la propria deliberazione del 14 marzo 2024:

  • ribadiscono lo sdegno e lo sconforto, sia per la strage dei civili israeliani perpetrata da Hamas il 7 ottobre 2023, sia per la strage dei civili palestinesi attualmente in atto a Gaza da parte dell’esercito israeliano, che hanno suscitato e suscitano orrore in tutta la nostra comunità;
  • uniscono la propria a tutte le voci che chiedono l’immediato cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi e il libero accesso agli aiuti umanitari, auspicando una soluzione definitiva che, nel rispetto del diritto internazionale, garantisca la pacifica convivenza di tutti i popoli della regione.

Inoltre, alla luce della drammatica evoluzione della situazione nella Striscia di Gaza:

  • prendono atto di quanto recentemente espresso da ONU, Corte Internazionale di Giustizia, Amnesty International, Save the Children, e molti altri organismi internazionali;
  • condannano come ingiustificabile l’accanimento del governo e dell’esercito israeliano ai danni della popolazione civile palestinese;
  • esprimono vicinanza e solidarietà alla popolazione civile palestinese, agli ostaggi e alle loro famiglie;
  • sostengono gli sforzi delle migliaia di cittadini e cittadine di Israele che desiderano vivere in pace con i loro vicini;
  • esortano il Governo italiano a fare ogni sforzo per arrivare il più rapidamente possibile al cessate il fuoco, alla liberazione degli ostaggi, all’ingresso degli aiuti umanitari nella striscia di Gaza e per contribuire all’avvio di un vero processo di pace nella regione, attuando le deliberazioni dell’ONU.

Con riguardo alle richieste di boicottaggio delle università israeliane:

  • non aderiscono a iniziative di boicottaggio, che appaiono in contrasto con la missione dell’università di promuovere il dialogo e di aprire ponti fra culture diverse;
  • rivolgono un appello alle università israeliane, con cui l’Università di Pisa collabora, perché si facciano portatrici della necessità di rispettare i diritti umani fondamentali e di sviluppare processi di pace. L’appello verrà formalizzato dal rettore.

Con riguardo alle richieste di interruzione dei rapporti con industrie della filiera bellica:

  • confermano la scelta di non partecipare in alcun modo a ricerche o progetti rivolti allo sviluppo o al perfezionamento di sistemi di arma;
  • si impegnano a definire le modalità per inserire questa scelta politica nelle fonti normative dell’Ateneo, dallo statuto, al codice etico, alla disciplina dei contratti conto terzi, al regolamento sulle aziende spin-off, e a questo scopo danno mandato al rettore di istituire una commissione istruttoria ad hoc, inclusiva della componente studentesca;
  • si impegnano a effettuare monitoraggi annuali dei progetti di ricerca attivati dai Dipartimenti su materie sensibili e a rendere pubblici gli esiti dei monitoraggi;
  • si impegnano a incoraggiare l’approfondimento e il dibattito sulla responsabilità   sociale della ricerca, e in particolare sul fenomeno in crescita del business degli armamenti, anche avvalendosi del supporto del gruppo RRI – CISP”.
Redazione Web

“Stregato dalla Torre”: inaugurata la mostra dedicata alla collezione di D.I. Malkov, il Campanilista Moscovita

3 giorni 16 ore ago

Nel corso del tempo ha messo insieme circa 6000 documenti, tra libri di viaggio, libri di letteratura, poesia, scienza e arte e ancora riviste, cartoline, ritagli, fotocopie, nonché oggetti, alcuni dei quali decisamente curiosi. Tutti su Pisa e la sua famosa Torre. La collezione dell’ingegnere russo David Ilič Malkov (Astrachan, 28 aprile 1913 - Mosca, 17 maggio 2010), donata all’Università di Pisa nel 1994 e ora parte del patrimonio della sua biblioteca, diventa per la seconda volta una mostra (dopo una prima esposizione organizzata nel 1996) e sarà ospitata nel cortile del Palazzo della Sapienza dal 12 giungo al 31 luglio. L’esposizione, dal titolo “Stregato dalla Torre. Pisa nella collezione di D.I. Malkov, il Campanilista Moscovita”, è organizzata dall’Università di Pisa e dalla Società Storica Pisana, con il supporto del Sistema Bibliotecario di Ateneo e di ACME04, in occasione delle celebrazioni dell’850° anniversario della posa della prima pietra del celebre campanile.

All’inaugurazione hanno portato i saluti istituzionali il rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi, e del presidente dell’Opera della Primaziale Pisana, Andrea Maestrelli. Sono poi intervenute Gabriella Garzella (Società Storica Pisana) e Antonella Magliocchi (Università di Pisa) per presentare la mostra.

L’ingegnere russo David Ilič Malkov, andando al lavoro una mattina di marzo del 1964 conobbe, dalla Pravda, i problemi di stabilità della Torre di Pisa e l’appello agli esperti di tutto il mondo per salvarla. Fu l’inizio di una grande passione, quasi un’ossessione, che lo portò a documentarsi e a ideare un progetto di recupero di cui si parlò sui principali quotidiani sovietici e che giunse perfino in Italia. Anche se furono preferite altre soluzioni, Malkov non smise di pensare alla Torre, anzi iniziò a collezionare ogni sorta di materiale sul campanile e sulla città che la ospita.

A quasi vent'anni dalla donazione della collezione all’Ateneo pisano, questa nuova mostra rende omaggio al bizzarro personaggio, stregato da una delle torri più famose del mondo. Torre che potremo vedere attraverso i suoi occhi di viaggiatore immaginario – essendo stato a Pisa solo al momento della donazione – e attraverso lo sguardo inconsueto di chi intraprendeva l’equivalente orientale del Grand Tour.

I curatori della mostra sono Antonella Magliocchi (Università di Pisa), Gabriella Garzella (Società Storica Pisana), Chiara Bodei (Università di Pisa) e Paolo Maria Mancarella (Università di Pisa).

Vai al sito della mostra

Redazione Web

Assegnato a una laureata Unipi il premio dell'Associazione Nazionale Vivaisti Esportatori

4 giorni 15 ore ago

È stato assegnato a Giulia Savoretti il prestigioso premio di laurea bandito dall’Associazione Nazionale Vivaisti Esportatori, per ricordare l’opera e il lavoro del vicepresidente fondatore Stefano Capitanio, che nasce con l’obiettivo di incentivare l’innovazione e portare nuove idee e freschezza al florovivaismo italiano affinché possa durare nel tempo ed essere sempre di esempio nel mondo.

Giulia, originaria di Tarquinia (VT), ha conseguito con lode la laurea magistrale in "Progettazione e gestione del verde urbano e del paesaggio" all'Università di Pisa con una tesi dal titolo “Le greenway come risposta sostenibile alla crescita delle città. Il caso studio del Concorso di Progettazione per la Riqualificazione dell’asse viario di via de' Barberi a Grosseto", sotto la guida dei professori Francesco Monacci e Damiano Remorini.

La cerimonia di premiazione si è svolta lo scorso 27 maggio a Monopoli nell’ambito della XVI Giornata Nazionale del Vivaismo Mediterraneo. Il presidente della giuria ha espresso così le motivazioni: “Abbiamo voluto fortemente premiare questa tesi perché presenta una proposta progettuale, descritta con chiarezza espositiva e corredata da una ricca e curata iconografia, in quanto presenta un modello innovativo di sviluppo urbano che contribuisce, grazie anche all’attenta scelta di specie vegetali a basso input manutentivo, ad aumentare la resilienza delle città ai cambiamenti climatici e a favorire la biodiversità in ambito urbano ed il benessere dei cittadini. Particolarmente apprezzato l’aspetto applicativo, quindi non una ricerca confinata nell’ambito accademico, ma una ricerca che si sposa con il territorio che l’ha originata”.

Giulia, subito dopo la laurea, si è inserita brillantemente nel mondo del lavoro e svolge la sua attività presso un prestigioso Studio di progettazione del verde in provincia di Pistoia.

È la settima volta che un laureato in Progettazione e gestione del verde urbano e del paesaggio dell’Università di Pisa si aggiudica il prestigioso riconoscimento.

Redazione Web

Veicoli orbitali che utilizzano propellenti verdi, ecco il futuro delle esplorazioni spaziali

4 giorni 15 ore ago

Pisa, 12 giugno 2024 - La sostenibilità può arrivare anche nello spazio grazie ad uno studio su nuova classe di veicoli orbitali che per muoversi nello spazio utilizzano propellenti “verdi”. La notizia arriva da uno studio del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa pubblicato sulla rivista Acta Astronautica e realizzato nell’ambito di ASCenSIon, un progetto europeo che ha visto la partecipazione di molti partner nazionali e internazionali, tra cui il Politecnico di Milano e Università La Sapienza di Roma in Italia, e numerose altre realtà in Germania, Francia, Belgio e Spagna. La ricerca pubblicata nell’articolo è stata svolta da Alberto Sarritzu sotto la supervisione del professore Angelo Pasini; il team del progetto all’Università di Pisa include anche la dottoranda Lily Blondel-Canepari.

“I nuovi propellenti “verdi” potranno certamente sostituire i propellenti tossici oggi prevalentemente usati – spiega Alberto Sarritzu – Questo permetterà da un lato di migliorare l’efficienza della propulsione e rendere possibili missioni che al momento non lo sono, dall’altro di semplificare le operazioni a terra in preparazione dei veicoli orbitali, che oggi sono lunghe, complicate e costose”.

Lo studio di propellenti verdi è uno sforzo internazionale che va avanti da decenni, con l’Università Pisa che negli anni ha ricoperto un ruolo chiave. I propellenti verdi sono generalmente composti chimici a basso impatto ambientale e tossicità, come acqua ossigenata ad alte concentrazioni o protossido d’azoto, comunemente conosciuto come anestetico. Rientrano tra questi anche il comune cherosene e altri idrocarburi, che rappresentano comunque un enorme passo avanti rispetto ai tradizionali composti utilizzati che invece contengono idrazina o tetrossido di azoto, sostanze estremamente tossiche e dannose per l’ambiente e la salute umana. La gestione di questi componenti è non solo potenzialmente dannosa per il personale coinvolto, ma anche estremamente costosa, per cui il settore da anni cerca di trovare delle valide alternative.

L’Ateneo, nell’ambito del progetto ASCenSIon, si è occupato di studiare sistemi propulsivi compatibili con i propellenti “verdi”. I sistemi propulsivi sono uno degli elementi più cruciali per il corretto funzionamento dei veicoli orbitali ed hanno un ruolo chiave per il successo delle missioni, regolando sia il movimento dei veicoli in orbita che il controllo d’assetto.

“La nuova classe di veicoli spaziali che abbiamo studiato promette di portare innovazioni che possono avere ricadute per tutti noi – sottolinea Angelo Pasini– come ad esempio un accesso più facile e sostenibile allo spazio, la rimozione attiva dei detriti spaziali causati da decenni di utilizzo incontrollato delle nostre orbite e lo sviluppo di nuove missioni per l’esplorazione spaziale”.

Alberto Sarritzu sta terminando il suo dottorato all’Università di Pisa. Ha preso parte al progetto ASCenSIon dopo diversi anni di lavoro in multinazionali all’estero. Ha deciso di intraprendere la ricerca per avere un impatto sull’industria, in particolare per provare a rendere più sostenibile e attraente un ambito in forte crescita come quello dello spazio. Lily Blondel-Canepari è una studentessa di dottorato all’Università di Pisa. È laureata in fisica alla EPFL di Losanna in Svizzera e ha preso parte al progetto ASCenSIon dopo aver lavorato presso il CERN e precedentemente l’Agenzia Spaziale Europea. Il suo lavoro è improntato sulla ricerca di una nuova definizione all’aggettivo “verde” per quanto riguarda i propellenti spaziali in modo da valutare il reale impatto delle scelte future. Angelo Pasini è ricercatore di propulsione aerospaziale al dipartimento di ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa dal 2016. Prima di intraprendere la carriera accademica, ha lavorato per oltre dieci anni nel settore della propulsione verde, inizialmente presso l’azienda ALTA, spin-off dell’università, e successivamente presso l’azienda Sitael.

Nella foto, da sinistra verso destra Lily Blondel-Canepari, Alberto Sarritzu, Angelo Pasini

Redazione Web

Seduta allargata di Senato Accademico-CdA: online il link per la diretta

4 giorni 16 ore ago

Giovedì 13 giugno alle ore 9:30, come annunciato, si terrà, presso la Gipsoteca di Arte Antica e Antiquarium, la riunione congiunta del Senato Accademico e del Consiglio di amministrazione.

La riunione, fermo restando quanto deliberato nel Senato Accademico del 14 marzo scorso, affronterà il tema delle relazioni dell’Ateneo pisano con aziende inserite nella filiera bellica e con istituzioni accademiche collocate in paesi coinvolti in situazioni di guerra.

La seduta si svolgerà in forma allargata, accessibile a tutti i membri della comunità universitaria pisana riconosciuti mediante credenziali di Ateneo - studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo e bibliotecario - che potranno seguirla in diretta collegandosi al seguente link:

https://call.unipi.it/SedutaCdASenato120624

Redazione Web

Elena Pulidori vince il premio “INSTM – Donne nella Scienza e Tecnologia dei Materiali 2024”

5 giorni 15 ore ago

Elena Pulidori (foto) del dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa è tra le vincitrici della prima edizione del premio “INSTM - Donne nella Scienza e Tecnologia dei Materiali 2024” per le migliori tesi di dottorato. Classificata seconda ex-aequo su 37 candidate, la dottoressa Pulidori riceverà il premio il 12 giugno durante il XIV Convegno INSTM sulla Scienza e Tecnologia dei Materiali che si terrà a Cagliari.

Elena, livornese classe 1990, ha vinto grazie ad un progetto per valorizzare le biomasse di scarto dell’industria agroalimentare e zootecnica, in particolare le piume di pollame. Con la cheratina ricavata dalle piume sono stati realizzati elettrofilati utilizzabili in ambito biomedico e nella bonifica ambientale e riempitivi per la produzione di biocompositi con stampanti 3D.

Elena Pulidori ha conseguito la laurea magistrale con lode in Chimica analitica presso il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale (DCCI) dell’Università di Pisa nel 2015 dove è stata assunta come tecnica di laboratorio nel 2018. L’anno successivo ha iniziato il dottorato in Scienze Chimiche e dei Materiali nel gruppo di ricerca Thermolab sotto la supervisione delle professoresse Celia Duce e Maria Rosaria Tinè. Nel giugno del 2023 ha concluso con lode il suo dottorato e ad oggi continua a lavorare come tecnica presso il DCCI. Lo studio grazie al quale è stata premiata è stato condotto in collaborazione con i professori Giovanni Vozzi e Carmelo De Maria del dipartimento di Ingegneria dell'Informazione e del Centro di Ricerca E. Piaggio dell’Università di Pisa e con la dottoressa Emilia Bramanti dell'Istituto di Chimica dei Composti Organometallici del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ICCOOM-CNR, Pisa).

Redazione Web

Terza laurea per Luca Razzauti, studente affetto da sindrome “X Fragile”

5 giorni 17 ore ago

Per Luca Razzauti arriva la terza laurea, il titolo magistrale in Storia dell’Arte, conseguito con il massimo dei voti, 110 e lode, presso il dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa. Un traguardo importante per il ragazzo originario di Livorno, 37 anni, affetto dalla nascita dalla Sindrome di Martin Belle, meglio conosciuta come "X Fragile", una patologia rara che conferisce tratti autistici con relativa difficoltà comunicativa. Circondato dalla sua famiglia e dagli amici, Luca è riuscito per la terza volta a centrare l’obiettivo che si era prefissato, dopo una laurea triennale in Discipline dello spettacolo e della comunicazione e una magistrale in Storia delle arti visive e dello spettacolo, sempre nell’Ateneo pisano.

Ad accompagnare Luca in questa nuova tappa del suo percorso universitario, c’è stata ancora una volta l’Unità di servizi per l'integrazione degli studenti con disabilità (USID) dell’Università di Pisa: Luca ha potuto seguire le lezioni in presenza, affiancato da un tutor durante le attività didattiche. “Sono veramente appagato e contento per aver raggiunto questo nuovo obiettivo – commenta Luca – Sono inoltre grato all’Università di Pisa per avermi accolto nella sua comunità come il più gradito dei suoi membri. Questo nuovo tassello della mia vita mi stimola a guardare oltre fiducioso. Auguro a tutte le persone in difficoltà di poter fare un percorso simile al mio”.

Luca Razzauti ha discusso una tesi dal titolo "L'esperienza di un incontro fecondo, il mito di Ulisse e Circe nell'arte figurativa e nel cinema" con la professoressa Sonia Maffei (Storia dell’Arte) e professor Maurizio Ambrosini (Storia del Cinema). "Nel seguire come relatrice Luca nella sua tesi di laurea in Storia dell'Arte – racconta la professoressa Maffei – sono rimasta colpita non solo dalla sua sensibilità e originalità nell’approccio ai temi culturali, ma anche dalla sua capacità, nel confronto tra temi artistici e narrato cinematografico, a indentificare trame visive inedite e a interpretale in modo acutamente personale".

"Ho avuto la fortuna di svolgere per Luca il ruolo di tutor e relatore della tesi triennale e della prima tesi magistrale in Storia e critica del cinema e di apprezzarne sin da subito la dedizione allo studio e, in particolare, alla scrittura – aggiunge il professor Ambrosini – Si incontrano in lui i tratti dell’analista puntuale di testi filmici e quelli dello scrittore capace di fare della propria esperienza la materia di una narrazione lucida e ironica. In questa nuova tesi interdisciplinare, tra Storia dell'arte e del cinema, l'interpretazione filmica si è fatta ancor più raffinata e Luca spinge infine il discorso critico verso una dimensione ulteriore e più personale rispetto ai confini del campo d'indagine".

Redazione Web

Grande successo del Coro dell’Università per l’esecuzione della Messa di Gloria di Giacomo Puccini

6 giorni 17 ore ago

Grande successo per il tradizionale Concerto del Coro dell’Università del Giugno Pisano, giunto alla sua venticinquesima edizione. Venerdì 7 giugno alle ore 21:30, nella chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, il Coro dell'Università ha eseguito la grandiosa Messa a quattro voci con orchestra (detta Messa di Gloria) di Giacomo Puccini, composta a Lucca nel 1880. La serata è stata organizzata nell’ambito delle celebrazioni in occasione del primo centenario dalla morte del compositore lucchese. Per l’occasione, alle nutrite fila del Coro pisano si sono uniti i coristi del Coro dell’Università di Perugia in scambio culturale col nostro Ateneo. Solisti il tenore Marco Mustaro e il baritono Carlo Morini, insieme all’Orchestra Sinfonica Città di Grosseto, sotto la direzione di Stefano Barandoni.

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Note di sala
Il XXV Concerto annuale nel Giugno Pisano del Coro dell’Università di Pisa cade nell’anno delle celebrazioni per il centenario della morte di Giacomo Puccini, il grande compositore lucchese che tante istituzioni musicali si stanno impegnando a ricordare.

L’occasione era dunque propizia per presentare, nella splendida cornice della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, l’unica grande opera sacra del Maestro: la Messa a quattro voci con orchestra. A rendere ancora più solenne l’evento è la presenza, nelle file del Coro, delle amiche e degli amici del Coro dell’Università di Perugia, giunti a Pisa per uno scambio culturale col nostro Coro, che nello stesso mese di giugno si recherà a Perugia per una seconda esecuzione congiunta della messa pucciniana. “Pisa e Perugia: due cori universitari per Giacomo Puccini” potrebbe essere il motto di questo progetto che ci ha visti alacremente impegnati da mesi di studio e prove.

La Messa a quattro voci con orchestra fu composta a Lucca da Puccini nel 1880 (a ventidue anni, dunque) per conseguire il diploma presso l’illustre Istituto Musicale “G. Pacini”, lo stesso di cui era stato direttore il padre di Giacomo, Michele. Spesso è indicata con il titolo Messa di Gloria: si tratta tuttavia, come ha anche precisato la specialista Gabriella Biagi Ravenni, di un errore, perché generalmente, e salvo poche eccezioni, quel titolo indica una composizione che comprende solo le due prime sezioni (Kyrie e Gloria), mentre qui sono presenti tutte e cinque le parti consuete di una messa (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus e Agnus Dei).

Quella pucciniana però, della quale il suo autore non volle mai pubblicare il manoscritto completo e che, una volta raggiunta la notorietà, definì “peccato giovanile”, cadde presto nell’oblio: dopo la prima esecuzione nella Chiesa di San Paolino di Lucca (il 12 luglio), infatti, sarebbero trascorsi settantadue anni prima che fosse eseguita di nuovo, a Chicago (1952) e alcuni mesi dopo a Napoli.

La sua riscoperta fu al centro di una vicenda confusa e rocambolesca: alla fine della Seconda guerra mondiale, Dante Del Fiorentino, il parroco della St. Lucy’s Church (Brooklyn) incaricato di scrivere una biografia del compositore (dall’eloquente titolo Immortal Bohemian: An intimate memoir of G. P., 1952) fece pubblicare quella che riteneva essere la partitura autografa, acquistata dalla famiglia Vandini di Lucca. Trattandosi invece di una copia, la Messa entrò in una battaglia legale che terminò con la divisione dei diritti d’autore tra la Ricordi e l’editore americano.

Al tempo della sua composizione, Puccini, che in quello stesso anno si tra- sferirà a Milano per frequentare il Conservatorio, poteva dirsi già un esperto esecutore di pianoforte e soprattutto di organo, il cui imponente spessore ispira qui molte pagine. Il Credo peraltro era stato già composto nel 1878 come pezzo autonomo, eseguito insieme al Mottetto Plaudite Populi, per la chiesa di San Paolino. Puccini aveva inoltre composto un Preludio a orchestra, la cantata I figli d’Italia bella e un valzer per la banda cittadina; ma soprattutto aveva già assistito a uno spettacolo operistico di rilievo, un’Aida rappresentata con grande fasto al teatro Nuovo di Pisa, dove si recò da Lucca insieme a un gruppo di amici, in un viaggio notturno fatto in gran parte a piedi, rimasto leggendario. L’influenza del tardo Verdi è evidente del resto fin dalle prime note del Kyrie, o nel successivo Qui tollis; ma tutte le prime prove sacre del giovane e talentuoso Giacomo erano spesso criticate (anche in famiglia) per indulgere a toni mondani, profani e troppo operistici.

La prima opera teatrale di Puccini sarà Le Villi, scritta tre anni dopo questa Messa per un concorso indetto a Milano dall’editore Sanzogno, e rappresentata nel 1884. Dopo Le Villi, lo straordinario destino artistico di Puccini non dimenticherà mai l’importanza della componente religiosa, sia nel teatro, sia nella produzione sacra (ancora nel 1905 comporrà un Requiem in memoria di Verdi). È nota la presenza, nella Messa, di alcuni temi che, con opportune trasformazioni, il melomane riconosce subito come familiari: il Gloria riemerge nel finale del primo atto di Tosca, l’Agnus Dei nel secondo atto della Manon (il celebre madrigale Sulla vetta tu del monte), il Kyrie nell’Edgar.

Ma la Messa ha ben altro peso nella formazione pucciniana perché, seppur in forma aurorale, vi si ritrovano quasi tutti gli aspetti innovativi che caratterizzeranno la successiva e più famosa produzione. A una generale e diffusa sensibilità di tipo drammaturgico, usuale per l’epoca (basti pensare al Requiem di Verdi, del 1874), si sommano, specie nel ritmo, molte finezze coloristiche che conferiscono alla melodia un tono sentimentale e a tratti pastorale, e che garantiscono una continuità tra i diversi pezzi fatta anche di fughe frenetiche e con- trasti trionfali che saranno poi tipici del teatro pucciniano. Anche se sono presenti fin dall’inizio del Gloria delle concessioni “mondane” (ad esempio le impennate di tromba di stampo garibaldino), che la stessa sorella Iginia rimproverava a Giacomo, la Messa è comunque musica sacra di altissimo livello.

La scrittura vocale si ispira allo stile imitativo della polifonia classica di Palestrina, che a quel tempo era un modello di studio nei Conservatori italiani. L’Et in terra pax e il Laudamus te mostrano chiare impronte della mu- sica religiosa del suo tempo, a partire dai grandi oratori di Mendelssohn. Più autenticamente pucciniano è il Gratias agimus tibi, per voce di tenore solista, dove emerge il calore espressivo e l’accento profondamente umano del futuro compositore delle arie di De Grieux, Rodolfo e Cavaradossi.L’ombra di Verdi si stende invece sul Qui tollis, pagina comunque animata dalla sensibilità per i valori razionali ed estetici dell’armonia. Il Cum Sancto Spiritu poi, che venne definito “un fugone coi baffi” dal critico della “Provincia di Lucca”, si rivela un esercizio bachiano di alta scuola (nonché di impervia esecuzione), che arriva ambiziosamente a incorporare nella doppia fuga finale il tema del Gloria. Siamo quindi al recupero di quel Credo composto due anni prima, una bellissima, forse solo un po’ ingessata e poco innovativa, professione di fede in do minore, che si apre in fortissimo e alterna episodi monoritmici a scambi contrappuntistici. Più originali risultano decisamente tutti e quattro i brani che seguono: il Crucifixus, affidato alla sola sezione grave maschile del coro, il Sanctus, il Benedictus e l’Agnus Dei. Il Benedictus, in particolare, intonato dal baritono solista, si dispiega con l’immediatezza comunicativa tipica del compositore, ma leggero e intimista è anche il duetto finale tra baritono e tenore (Agnus Dei), punteggiato in modo semplicissimo dal richiamo del coro (Miserere nobis). La Messa si conclude così con un ritmo di valzer, accompagnato dai fiati e dal pizzicato degli archi, quasi a evocare un’uscita spensierata, verso giovanili svaghi serali, da una chiesa lucchese.

Fabrizio Cigni
Responsabile del Polo Musicale “Maria Antonella Galanti” dell’Università di Pisa

Redazione Web

Aperta la call per il Circle U. Seed Funding Scheme 2024: opportunità per docenti, ricercatori, studenti e personale tecnico-amministrativo

1 settimana 3 giorni ago

C’è tempo fino al 15 ottobre 2024 per partecipare alla call del “Seed Funding Scheme” promossa di Circle U., l’Alleanza Universitaria di cui fa parte l’Università di Pisa insieme ad altri 8 atenei europei. Il bando, disponibile a questo link, offre opportunità di finanziamento fino a 10.000 euro per progetti presentati da docenti, ricercatori, studenti e personale tecnico-amministrativo di tutte le discipline. La condizione è che le proposte da finanziare nascano dalla collaborazione di almeno tre università che fanno parte dell’Alleanza universitaria.

Giovedì 13 giugno, alle ore 13, è in programma una Seed Funding Scheme Info Session (per iscriversi compilare questo form). Il team di Circle U. presenterà i punti principali della call, inclusi i requisiti di ammissibilità e il finanziamento. Seguiranno gli interventi di alcuni dei vincitori della call degli scorsi anni, che parleranno della loro esperienza nella preparazione della domanda e nell’implementazione del progetto, delle sfide affrontate e di come le hanno risolte. In conclusione, ci sarà una sessione di domande e risposte. Per coloro che non possono partecipare su Teams, la sessione sarà registrata.

Il “Seed Funding Scheme” dà la possibilità di proporre progetti innovativi che vanno da seminari, workshop, moduli, corsi e attività di ricerca congiunte sviluppati in collaborazione con almeno altri due partner. Nel caso di studenti, i progetti proposti contribuiranno a rafforzare la partecipazione e il coinvolgimento della comunità studentesca all’interno di Circle U., supportando nuove attività di apprendimento e formazione o organizzando attività culturali.

A questo link è possibile visionare tutti i progetti finanziati con il Seed Funding Scheme negli scorsi anni.

Redazione Web

Chimici UNIPI al lavoro su “Tuttomondo” di Keith Haring a Pisa

1 settimana 3 giorni ago

Lunedì 10 giugno alle 11 una task force coordinata dalla professoressa Francesca Modugno del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa eseguirà un intervento diagnostico sul murale “Tuttomondo” di Keith Haring a Pisa. L'inizitiva è in collaborazione con l’Ufficio Cultura del Comune di Pisa e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno.

L’obiettivo è quello di valutare lo stato di conservazione dell’opera e del film protettivo applicato in superficie nell’ultimo intervento di restauro del 2015. Le analisi testeranno inoltre il grado di impermeabilità del murale e lo stato di conservazione. Il team eseguirà esami spettroscopici non invasivi e preleverà alcuni microcampioni superficiali per analisi di laboratorio mirate.

 

 

“Le indagini sono necessarie per monitorare la stabilità e lo stato dell’opera nel tempo e per contribuire a pianificare strategie efficaci e sostenibili di conservazione attiva e preventiva - spiega Francesca Modugno - I risultati saranno messi a disposizione del Comune di Pisa e della Soprintendenza, Tuttomondo è un'opera unica, storicizzata e tutelata, che merita cura e monitoraggio, al fine di evitare costosi interventi futuri”.

Al lavoro sul murale insieme a Francesca Modugno ci saranno Jacopo La Nasa, Ilaria Degano e Tommaso Nacci del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Ateneo pisano, Stefano Legnaioli e Beatrice Campanella, ricercatori dell’Istituto di Chimica dei Composti Organometallici di Pisa, il restauratore che hanno eseguito l’intervento nel 2015 Antonio Rava, e un gruppo di esperti dal Politecnico di Milano che include le professoresse Lucia Toniolo e Sara Goidanich, oltre alle restauratrici della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Pisa e Livorno Ilaria Barbetti, Elena Salotti ed Eva Pianini.

L’intervento su Tuttomondo si svolge nell’ambito del progetto PRIN2020 SuPerStAr dell’Università di Pisa coordinato dalla stessa Professoressa Modugno e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca. SuPerStAr (Sustainable Preservation strategies for Street Art) punta a sviluppare una serie di buone pratiche e linee guida per preservare le opere di street art nell’originario contesto urbano in cui si trovano.

Keith Haring, uno dei più famosi artisti del Neo Pop, realizzò Tuttomondo nel giugno del 1989. Si tratta dell'ultima opera pubblica dell'artista statunitense prima della sua morte, nonché l'unica pensata per essere permanente. Ecco qui una breve storia della genesi del murale.
Il soggiorno a Pisa di Haring si deve all’interesse dell’allora diciannovenne Piergiorgio Castellani, uno studente pisano capitato a New York per una vacanza in compagnia del padre. Piergiorgio, appassionato di Pop Art, s’imbatté fortunosamente in Keith Haring. I due fecero amicizia e il giovane studente convinse l’artista a recarsi in Italia per la realizzazione di un’opera che fosse per tutti. La prima opzione che venne loro presentata per l’esecuzione del grande affresco fu la facciata di un edificio periferico della città di Firenze, opzione che i due rifiutarono in quanto, secondo loro, l’opera doveva collocarsi al centro della vita delle persone. Si accordarono quindi con il sindaco e la giunta comunale della città di Pisa. La parete individuata fu quella posteriore del Convento dei Frati Servi di Maria, dietro alla chiesa di Sant’Antonio Abate: 180 metri quadrati, 10 in lunghezza e 18 d’altezza. Dopo aver ricevuto un l’assenso del parroco della chiesa, Haring, con l’aiuto di Piergiorgio ed altri studenti pisani, cominciò i lavori che portano alla realizzazione di Tuttomondo.

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(Crediti immagine: This image was originally posted to Flickr by Dimitris Kamaras. It was reviewed on 19 May 2022 by FlickreviewR 2 and was confirmed to be licensed under the terms of the cc-by-2.0).

 

Redazione Web

Sfide globali, soluzioni europee, sinergie locali: presentata l’Alleanza Circle U. ai 7 partner associati

1 settimana 3 giorni ago

Non solo un’Alleanza tra università, ma un network di istituzioni pubbliche, aziende e partner della società civile chiamati a collaborare sui problemi concreti della società. Circle U., l’Alleanza Universitaria di cui fa parte l’Università di Pisa insieme ad altri 8 prestigiosi atenei europei, include al suo interno anche una serie di partner associati provenienti dai rispettivi territori di origine e che, per l’Ateneo pisano sono il Comune di Pisa, l’AOUP, il CNR, il Polo Tecnologico di Navacchio, TOUR4EU - Tuscan Organisation of Universities and Research for Europe, il CIMEA, Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche, e AAATE, l’Association for the Advancement of Assistive Technology in Europe.

Con una giornata che si è svolta nell’Aula Magna storica del Palazzo della Sapienza, l’Università di Pisa ha voluto salutare e dare il benvenuto ufficiale ai suoi partner associati, che hanno potuto conoscere le opportunità dell’Alleanza anche attraverso le testimonianze di studenti e docenti che hanno già preso parte a varie iniziative.

“Siamo qui per illustrare ai nostri partner associati il valore strategico dell’Alleanza europea Circle U. e le opportunità che questa può offrire al nostro territorio – ha spiegato il rettore Riccardo Zucchi nel suo saluto iniziale – L’Alleanza Circle U. comprende nove atenei di grande pregio, che nel prossimo futuro faranno nascere lauree congiunte, iniziative comuni e attività che andranno a unire le competenze e i saperi di ciascun partner. In tutte queste attività potranno essere coinvolte le istituzioni del territorio, in modo da costruire network di collaborazioni di respiro internazionale”.

All’evento hanno partecipato Frida Scarpa, assessora ai Rapporti con le istituzioni universitarie del Comune di Pisa; per l’Area CNR di Pisa, il direttore Fabio Recchia, Roberto Scopigno, direttore ISTI - Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione, Lucia Billeci, referente per il Working group Intelligenza Artificiale IFC, e Raffaele Conte, responsabile per la Protezione dati del CNR; per il Polo Tecnologico di Navacchio, il presidente Andrea Di Benedetto, Silvia Marchini, responsabile relazioni con le imprese e le startup, e Gaia Orlandi, responsabile comunicazione; Benedetta Becherini, dirigente responsabile del Clinical Trial Center dell’AOUP; Sara Comai, professoressa del Politecnico di Milano in rappresentanza di AAATE; Simona Costa, responsabile di TOUR4EU.

“Sono molti i vantaggi che le Alleanze Universitarie Europee possono portare ai singoli territori – ha ricordato Giovanni Federico Gronchi, prorettore per la cooperazione e le relazioni internazionali – Possono aiutare a migliorare le competenze delle persone e a supportare le aziende nel far fronte a carenze di qualifiche nelle comunità o nelle regioni; permettono opportunità di contatti diretti con giovani talenti provenienti da tutta Europa, che possono essere di aiuto a realizzare obiettivi concreti, da trattare in attività challenge-based; studenti, comunità accademica e società civile possono lavorare insieme per risolvere problemi di interesse pubblico. Questo permette di creare insegnamenti innovativi, basati su problemi reali”.​

Il professor Alessio Cavicchi, responsabile del gruppo di lavoro sul “Societal Engagement” all’interno di Circle U., ha poi illustrato casi concreti di collaborazione e innovazione che l’Alleanza può far nascere anche sui territori, portando l’esempio di Suvignano, la tenuta confiscata alla mafia oggi di proprietà della Regione Toscana, che l’anno prossimo ospiterà un Boot Camp riservato agli studenti delle nove università di Circle U., invitati a sviluppare soluzioni, idee e progettualità per valorizzare l’azienda.

Da parte loro, i partner associati hanno mostrato molto interesse per le opportunità offerte da Circle U.: per l’assessora Frida Scarpa, l’Alleanza può creare connessioni e convergenze affinché la grande comunità di studenti e talenti presenti su Pisa possano rimanere sul territorio integrandosi nel tessuto delle piccole e medie imprese, anche con prospettive internazionali; CNR e AOUP auspicano che i loro laboratori e le loro strutture possano ospitare in futuro attività e progetti di studenti e ricercatori dell’Alleanza; il Polo Tecnologico di Navacchio apre le sue porte a chi vorrà fare esperienza di start-up e innovazione; Sara Comai è disponibile a supportare l’integrazione di tecnologie assistive di AAATE per la didattica di Circle U.; Simona Costa ha messo a disposizione l’esperienza di TOUR4EU per sviluppare opportunità di collaborazione in connessione con la Commissione Europea, nonché con la Regione Toscana.

All’incontro in Sapienza hanno partecipato anche i Chair dei Knowledge Hub attivati ad oggi in Circle U. – Alessandro Balestrino (Open Campus), Angioletta Sperti (Democracy), Lara Tavoschi (Global Health), Stefano Galatolo (Climate), Michelangelo Zaccarello (CU.mil), Alessio Cavicchi (InCU.bator) – e molti rappresentanti del team Circle U. che lavorano in Ateneo.

Alcuni studenti hanno portato testimonianze sulla loro partecipazione alle attività Circle U., fra le quali il MUN (Model United Nation), le Summer School, le Circle U.lympics, il Sustainable Change-Makers program, il Women Funders Network. Inoltre, ci sono state testimonianze da personale docente e tecnico amministrativo in merito ai Sandpits e Seed Funding Schemes, nonché alle Staff Week.  
Redazione Web

Il magma come fonte di energia semi-infinita, l’aiuto arriva dai satelliti

1 settimana 4 giorni ago

Il magma può essere utilizzato come fonte di energia semi-infinita, ma per farlo è prima necessario capire dove si trova sotto i nostri piedi e come si muove. Per la prima volta, grazie ad innovative tecniche di geodesia satellitare, scienziati e scienziate dell’Università di Pisa sono riusciti a studiare il magma a profondità sinora mai esplorate per capire come si muove e come risale verso la superficie. La ricerca pubblicata sulla rivista Nature Communications è stata svolta dal dottore Alessandro La Rosa e dalla professoressa Carolina Pagli del dipartimento di Scienze della Terra dell’Ateneo pisano. Hanno inoltre collaborato al lavoro il professore Freysteinn Sigmundsson della University of Iceland e altri studiosi da Cina, Francia e Regno Unito.

La possibilità di ricavare energia dal magma è una opportunità concreta allo studio in paesi come l’Islanda – racconta Carolina Pagli – per misurare i movimenti millimetrici della superficie terrestre la tecnica principale che abbiamo usato è l’Interferometric Synthetic Aperture Radar (InSAR) che abbiamo combinato con il sistema globale di navigazione satellitare (GNSS) per avere una visione a tre dimensioni dei movimenti della crosta terrestre”.

Il monitoraggio satellitare è durato dal 2014 al 2021 e ha riguardato il rift dell’Afar, una depressione nel Corno d’Africa tra Stato di Gibuti, Eritrea, Somalia ed Etiopia dove si trova il punto più basso del continente africano. I risultati hanno rilevato un sollevamento della crosta terrestre di circa 5 mm/anno rivelando la comune origine di fenomeni in superficie molto distanti fra loro.

“Nel nostro studio abbiamo dimostrato come l’apporto di magma nella crosta avvenga ad impulsi, in luoghi diversi ma contemporaneamente – spiega Alessandro La Rosa - nello specifico l’afflusso di magma è avvenuto simultaneamente in quattro diversi luoghi, distanti decine di km e a profondità comprese tra 9 e 28 km, causando il sollevamento della superficie su una zona larga circa 100 km”.

Carolina Pagli si occupa da sempre di ricerca sui vulcani attivi tramite tecniche di geodesia satellitare. Dopo avere acquisito il PhD alla University of Iceland dove ha studiato i vulcani attivi e l’influenza del ritiro dei ghiacciai sulla produzione di magma ha continuato il suo percorso presso la University of Leeds nel Regno Unito. Tornata in Italia grazie al programma ministeriale Rita Levi Montalcini è adesso professoressa associata di Geofisica della Terra Solida al dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Pisa.
Alessandro La Rosa è stato dottorando e assegnista di ricerca nel gruppo di ricerca di Carolina Pagli ed è attualmente Research Fellow a GFZ-Potsdam (Germania).

Foto: Alessandro La Rosa e Carolina Pagli durante le ricerche ad Afar

Redazione Web

Futuro dei rivelatori: al Pisa Meeting 2024 nuove tecniche e applicazioni

1 settimana 5 giorni ago

Quattrocento scienziate e scienziati da tutto il mondo si sono riuniti all’Isola d’Elba in occasione della sedicesima edizione di “Pisa Meeting on Advanced Detectors”, il congresso internazionale organizzato dall’associazione Frontier Detector for Frontier Physics che passa in rassegna i progressi dei rivelatori avanzati per la fisica delle alte energie e delle astroparticelle.

Promosso dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), dalla Società Italiana di Fisica (SIF), dalla European Physical Society (EPS), dall'Università di Pisa e dall'Università di Siena, l’incontro si è posto come obiettivo quello di indagare l'applicazione delle tecniche di rivelazione più avanzate in esperimenti futuri e in diversi campi industriali e sociali. Il congresso ha infatti riunito non soltanto un folto gruppo di ricercatori e ricercatrici, ma anche il comitato per il Trasferimento Tecnologico dell’INFN e del GARR, e i rappresentanti di numerose industrie, interessati a innovare strumenti e processi a partire dai più recenti risultati della ricerca.

“La grande e qualificata partecipazione internazionale testimonia la rilevanza scientifica della conferenza sia per la fisica fondamentale sia per la fisica applicata. È emozionante vedere come la tradizione del Pisa Meeting continui a rinnovarsi dopo oltre quarant'anni di attività” hanno commentato Francesco Forti e Luca Baldini, professori all’Università di Pisa e associati all’INFN, che hanno coordinato il comitato organizzatore del congresso.

Il Pisa Meeting è anche l’occasione per l’assegnazione di importanti riconoscimenti a ricercatori attivi nel campo dei rivelatori. Gabriel Orebi-Gann dell’Università della California a Berkeley e Lawrence Berkeley National Laboratory ha ricevuto il premio Early Career dell’International Committee for Future Accelerators (ICFA) per i suoi studi pionieristici sulle tecniche per distinguere l’emissione prodotta da scintillatori e rivelatori Cherenkov, un lavoro che può influenzare lo sviluppo di futuri rivelatori per neutrini. A Walter Snoeys (CERN), Renato Turchetta (IMASENIC), Marc Winter (IJLab) è invece andato il premio ICFA Senior Researchers per la loro attività nel campo dei rivelatori ad alta risoluzione MAPS, basati sulla tecnologia commerciale CMOS.

Nel corso del Pisa Meeting è anche stato assegnato il Premio Menzione, promosso dall’Associazione Frontier Detectors for Frontier Physics per onorare la memoria di Aldo Menzione, fisico INFN di fama internazionale scomparso nel 2012. Il premio di quest’anno è stato assegnato ai fisici Ugo Amaldi (CERN), Pier Andrea Mandò (Università e INFN Firenze) e Kent Irwin (Università di Stanford). Amaldi ha contribuito in modo fondamentale all’applicazione dei rivelatori di fisica delle particelle all’adroterapia oncologica, Mandò è un pioniere nell’uso dei rivelatori nel campo delle applicazioni legate all’ambiente e ai beni culturali, mentre Irwin ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo dei rivelatori Transition Edge Sensors (TES) per la rivelazione della radiazione infrarossa.

A tre giovani ricercatori, in particolare, Dawid Pietruch (Università di Cracovia), Sofia Strazzi (Università di Bologna e INFN) e David Friday (Università di Manchester), sono stati assegnati, dall'associazione Frontier Detectors for Frontier Physics e dalle aziende CAEN, Galli & Morelli, Micron Semiconductor, e Sematron Italia, gli Young Scientists Awards, per premiare le loro attività di ricerca e il loro contributo al programma scientifico della conferenza.

Il congresso, di respiro internazionale, non ha trascurato la dimensione locale. Anzi, per le studentesse e gli studenti degli Istituti Cerboni e Foresi di Portoferraio, il Pisa Meeting è iniziato prima: ad aprile, guidati dai ricercatori della sezione INFN di Pisa e dell’Università di Siena, hanno familiarizzato con i raggi cosmici – le misteriose particelle che, senza che ce ne accorgiamo, arrivano dal cosmo sulla Terra – e hanno potuto misurare in autonomia il flusso di raggi cosmici all’interno della scuola con dei rivelatori sperimentali di semplice utilizzo. Durante la settimana del congresso, il 29 maggio, hanno poi partecipato a una conferenza pubblica sulle applicazioni della fisica fondamentale allo studio dell’ambiente, dei beni culturali e della medicina, raccontate da Pier Andrea Mandò, professore emerito dell’Università di Firenze e associato INFN, e Francesca Lizzi, giovane ricercatrice presso la Sezione INFN di Pisa.

(Comunicato stampa Infn, Università di Pisa, Università di Siena).

 

Redazione Web

Cosa succede al cervello quando meditiamo: lo studio dell’Università di Pisa condotto presso l’Università Monastica Tibetana di Sera Jey in India

1 settimana 5 giorni ago

Uno studio dell’Università di Pisa pubblicato su Frontiers in Psychology nella sezione Consciousness Researches investiga le basi neurali dell’attività di meditazione, avvalendosi di un gruppo di volontari di eccezione: i monaci di Sera-Jey, l’Università Monastica Tibetana in Karnataka, India nell’ambito di una collaborazione attiva dal 2018.

Il gruppo di ricerca dell’Ateneo, composto da ingegneri del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e da psicofisiologi del Dipartimento di Patologia Chirurgica, Medica, Molecolare e dell’Area Critica, ha lavorato sui dati raccolti nell’arco di diversi mesi, durante i quali i monaci sono stati monitorati nelle meditazioni quotidiane tramite il rilevamento di elettroencefalogramma, attività cardiaca e respiratoria. Lo studio è l’unico nel suo genere a potersi fondare sull’analisi di un gruppo così omogeneo e altamente addestrato. I monaci infatti, dopo un percorso di studi di quasi un ventennio, possono scegliere di dedicarsi fino a otto ore al giorno alla meditazione in ritiri della durata di diversi anni.

“Grazie alla convenzione tra l’Ateneo di Pisa e l’Università di Sera Jey - spiega Bruno Neri, docente di ingegneria elettronica al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa (nelle foto insieme ai monaci tibetani) - abbiamo avuto l’opportunità di studiare la meditazione praticata da un gruppo di super esperti. La routine dei monaci in ritiro prevede quattro sessioni di meditazione di due ore ciascuna ogni giorno per un totale di circa 3000 ore l’anno. Ho trascorso con loro periodi di permanenza piuttosto lunghi, fino a 6 settimane in tre diverse occasioni, utilizzando dispositivi di misura dei parametri fisiologici indossabili e non invasivi, per non interferire in alcun modo con le loro pratiche quotidiane. Lo scopo era quello di indagare i correlati neuronali di due diverse tipologie di meditazione, concentrativa e analitica. Nella prima si può raggiungere uno stato cognitivo di consapevolezza priva di contenuto e pensiero discorsivo; nella seconda invece la mente viene diretta su un oggetto di riflessione (per esempio un concetto filosofico o morale), che viene analizzato in tutte le sue sfaccettature”.

 

I tracciati elettroencefalografici risultanti dai due tipi di mediazione sono stati analizzati tramite modelli matematici, nel tentativo di mettere in evidenza le differenze a livello neurofisiologico durante la meditazione concentrativa e quella analitica. “I primi risultati - afferma Alejandro Callara, ricercatore in bioingegneria al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa - indicano che analizzando il segnale elettroencefalografico è possibile distinguere nettamente tra i due tipi di meditazione. In particolare, abbiamo visto che la meditazione concentrativa provoca un drastico cambiamento della potenza di tale segnale nella maggior parte delle bande spettrali classiche e che tale cambiamento è più evidente al crescere dell'esperienza del soggetto. Di fatto abbiamo osservato questo fenomeno con certezza in quei monaci con più di 20.000 ore di meditazione al loro attivo. Tenuto conto della letteratura scientifica sull’argomento sembrerebbe che con l’esperienza nella pratica cresca la capacità di attivare meccanismi dell’attenzione che permettono loro di sopprimere stimoli non rilevanti e distrattori, a favore della focalizzazione sull’auto consapevolezza, cosa che di fatto è proprio lo scopo della meditazione concentrativa. Abbiamo anche osservato che lo stesso soggetto (esperto) impegnato sia nella meditazione analitica che in quella concentrativa, è in grado soltanto in questo secondo caso di generare le variazioni descritte sopra, e questo ci suggerisce che tali variazioni possano essere rilevanti per uno studio più approfondito sugli stati non ordinari di coscienza indotti dalla meditazione”.

La prossima missione a Sera Jey inizierà il 29 giugno prossimo. Il gruppo sarà composto da Bruno Neri, Alejandro Callara e Ciro Conversano, docente di Psicologia Dinamica, e avrà come obiettivo quello di reclutare, con la collaborazione dello Science Center di Sera Jey e del vicino Collegio Tantrico di Gyumed, altri volontari esperti in alcune pratiche meditative esoteriche in grado di agire alla radice del rapporto Mente/Corpo. Ciro Conversano condurrà inoltre una serie di seminari sulla mindfulness e sulle pratiche contemplative.

Redazione Web

L’International Master on Rural Development dell'Ateneo premiato a Bruxelles

1 settimana 6 giorni ago

Il Master Internazionale di Sviluppo Rurale (IMRD) dell’Università di Pisa è stato premiato a Bruxelles per essere uno tra i programmi Erasmus Mundus più longevi tuttora in corso. La cerimonia si è svolta in occasione del ventennale del programma Erasmus Mundus organizzato dall' European Education and Culture Executive Agency (EACEA) il 27 e 28 maggio scorsi. L’Erasmus Mundus finanzia progetti di formazione di livello magistrale o dottorale realizzati su temi specifici da parte di un consorzio internazionale di università europee per il conseguimento di un titolo congiunto. Per l’Università di Pisa era presente il direttore del dipartimento di Scienze veterinarie, professore Francesco Di Iacovo, coordinatore locale del Master al momento della sua nascita nel 2004.

La premiazione a Bruxelles

All’IMRD prendono parte i dipartimenti di Scienze Veterinarie e di Scienze Agrarie, agro-alimentari e ambientali dell’Ateneo pisano che nel primo semestre assicurano corsi in lingua inglese, con approfondimenti sulle teorie e sui metodi dello sviluppo rurale, sulla qualità nei processi di produzione agro-alimentare, sulle politiche del cibo e sull’economia circolare. Nel mese di luglio una Summer school in “Food and transition in rural areas” viene organizzata in Garfagnana con il coinvolgimento degli attori pubblici e privati locali.

“I partecipanti al IMRD giungono a Pisa da tutti i continenti per completare un percorso ricco dal punto di vista scientifico, educativo e personale, attraverso la costituzione di una comunità internazionale di alumni - ha sottolineato Di Iacovo - Nell’IMRD si sono formate oramai circa 500 studenti che operano in tutto il mondo e rappresentano una risorsa inestimabile per l’Università di Pisa”.

L’IMRD è realizzato da un Consorzio di Università partner tra cui oltre all’università di Pisa, partecipano l’Università di Ghent University (Belgio), Cordoba (Spagna), Slovak University of Agriculture – Nitra, Agro Institute Rennes (Francia), Humboldt University Berlin (Germania) in collaborazione con altrettante università extra europee.

 

Redazione Web

Eletta la nuova presidente di Circle U.: è Julia von Blumenthal, rettrice della Humboldt-Universität zu Berlin

1 settimana 6 giorni ago

Nel corso della General Assembly che si è svolta a Bruxelles il 30 e il 31 maggio, Julia von Blumenthal, rettrice della Humboldt-Universität zu Berlin, è stata eletta nuova presidente di Circle U., l’Alleanza Universitaria Europea di cui fa parte anche l’Università di Pisa. Julia von Blumenthal, docente di Scienze Politiche, succede a Vincent Blondel, rettore di UCLouvain e guiderà lo sviluppo strategico di Circle U. per il prossimo anno.

Alla General Assembly, erano presenti per l’Ateneo pisano, il rettore Riccardo Zucchi, il professor Giovanni Federico Gronchi, prorettore per la cooperazione e le relazioni internazionali, il professor Giovanni Paoletti, prorettore per la didattica, e Arianna Biancani, dell’Ufficio cooperazione internazionale e rappresentante del team Circle U. Unipi.

“Sono lieta di essere stata eletta Presidente di Circle U. in questo momento di crescita per la nostra alleanza - ha commentato Julia von Blumenthal - Nei prossimi mesi, lanceremo insieme molte nuove iniziative e strutture: dai moduli congiunti e nuove opportunità di cooperazione che faranno parte dell’Open Campus, al nostro nuovo Knowledge Hub sul tema dell'intelligenza artificiale”.

In occasione della General Assembly, si è tenuta anche l’inaugurazione ufficiale del nuovo Circle U. Office di Bruxelles, dove lavorano Kevin Guillaume, Secretary general, Audrey Sullivan, Monitoring, Evaluation and Learning (MEL) Officer, Margo D’Heygere, Communications Officer, Giacomo Musicco, Operations Assistant, Jovana Maričić, Policy Assistant intern.

Redazione Web

Studiare all’Università di Pisa come allievi o allieve della Scuola Sant’Anna: 18 posti per le lauree magistrali

1 settimana 6 giorni ago

Studiare all’Università di Pisa come allievi o allieve della Scuola Sant’Anna, un’opportunità possibile grazie all’unicità del sistema universitario pisano che integra l’Ateneo con le due scuole di eccellenza cittadine, Sant’Anna e Normale.
Studentesse e studenti che hanno conseguito o stanno per conseguire un titolo di studio valido per l’accesso ai corsi di laurea magistrale possono fare domanda per entrare alla Scuola Superiore Sant’Anna entro le 12.00 del 18 giugno 2024. I 18 posti a concorso sono così ripartiti: 10 posti per la Classe accademica di Scienze Sociali (4 per le aree di concorso di Scienze economiche e manageriali; 2 per Scienze dei dati; 4 per Scienze politiche); 8 posti per la Classe Accademica di Scienze Sperimentali e Applicate (4 per Scienze agrarie e biotecnologie vegetali; 4 per Ingegneria industriale e dell’informazione).

Tutte le informazioni sulle domande di ammissione e sul concorso sono sul sito della Scuola Sant’Anna https://www.santannapisa.it/it/concorso-di-secondo-livello.

Redazione Web

È scomparsa la professoressa Emanuella Scarano, a lungo docente di Letteratura Italiana

1 settimana 6 giorni ago

Martedì 28 maggio è scomparsa Emanuella Scarano, già professoressa ordinaria di Letteratura Italiana dell'Università di Pisa. Nata a Trani nel 1943, si era laureata alla Scuola Normale Superiore, dove fu allieva di Mario Fubini, e al cui stile critico dedicò un saggio. La professoressa Scarano ha svolto l’intera carriera accademica presso la Facoltà di Lettere e quella di Lingue e Letterature Straniere dell'Università di Pisa. Per l’encomiabile dedizione all’insegnamento e per gli importanti esiti della sua ricerca scientifica nel 2001 è stata insignita dell’Ordine del Cherubino.

Tra le numerose e rilevanti pubblicazioni spiccano in particolare i lavori su Francesco Guicciardini (Opere, UTET; La ragione e le cose. Tre studi su Guicciardini, ETS) e sui caratteri e le forme dei testi storiografici, analizzati come un genere letterario in rapporto di contrapposizione e affinità con la narrativa di finzione (Sette assedi di Firenze, Nistri-Lischi; La voce dello storico, Liguori); i saggi su Gabriele D’Annunzio e il Decadentismo (D’Annunzio, Laterza; Dalla “Cronaca Bizantina” al “Convito”, Vallecchi); i contributi su Elsa Morante, sul racconto fantastico, il romanzo ottocentesco e la novella primo-novecentesca. Insieme a colleghi e allievi diede vita alla collana di studi sulla narrativa “La porta di corno” (Nistri-Lischi).

Studiosa da sempre sensibile a una dimensione interdisciplinare, in largo anticipo sui tempi attuali fu promotrice di reiterate occasioni di scambio e di dibattito tra specialisti di materie e settori differenti attraverso l’ideazione e la coordinazione di seminari incentrati sulla riscrittura, l’intertestualità e la transcodificazione. Insieme a Lucio Lugnani è stata tra i fondatori della prima Scuola di Dottorato in Italianistica di Pisa. I colleghi e gli allievi ne ricordano l’onestà intellettuale, la generosità e la grande umanità.

Redazione Web
Checked
1 ora 25 minuti ago
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